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Patenti rosa in Arabia Saudita. Effetti positivi anche sull’economia

Patenti rosa in Arabia Saudita. Effetti positivi anche sull’economia

Le società cambiano, ognuna con i suoi tempi e senza imposizioni esterne

Autore: Alfredo Maiolese/mercoledì 13 giugno 2018/Categorie: EML, Italia

Alcuni giorni fa nel nostro continente si è parlato molto della decisione del Regno di Arabia Saudita di permettere alla donna di guidare l’automobile. È stata una novità assoluta e mi ha fatto ricordare il voto concesso alle donne in Italia il 2 giugno 1946.
Fino ad oggi, infatti, alla donna saudita non era consentita la guida, facendo passare questa disposizione, come un precetto coranico, con i soliti dibattiti sul fatto che fosse sottomessa, non autonoma o soggiogata.
Molto spesso ci dimentichiamo che ogni Paese ha i suoi usi, costumi, e tradizioni, che possono essere cambiati, ma lentamente, con l’evoluzione della società. In alcune zone d’Italia, in quale luogo della Sardegna o della Sicilia, ad esempio, si vedono signore che usano ancora coprirsi il capo con un foulard.
La società saudita, rispetto a molte altre, ha mantenuto inalterate più a lungo antiche consuetudini. Per molto tempo le donne non usavano uscire quotidianamente, anche perché era compito dell’uomo prendersi cura delle necessità della famiglia e della casa. Con il passare degli anni, l’aumento della popolazione femminile rispetto a quella maschile, la crescente presenza delle donne nella vita pubblica, l’impiego negli uffici statali, nelle aziende, nel settore sanitario ed in quello dell’istruzione, ha determinato un cambiamento nella società e negli stili di vita fino ad arrivare alla concessione della patente di guida. Questo, naturalmente, fatti i dovuti calcoli, determinerà, come sempre avviene all’apertura di un nuovo mercato, uno sviluppo economico che andrà a beneficio anche del settore bancario, assicurativo ed automobilistico. Non c’è da stupirsi, quindi, se una società muta in relazione alla formazione di nuove esigenze e necessità, secondo i suoi tempi, senza imposizioni esterne ma soprattutto in considerazione delle sue basi culturali e, quando presenti in maniera importante, di quelle religiose.
Anche in Malesia, dall’ottobre 2016, come già avvenuto in altri Paesi del mondo, sono stati creati i taxi rosa, guidati da conducenti donne e riservati alle passeggere.
Le donne in Libano, Giordania, Siria, Palestina hanno sempre guidato, senza divieti o limitazioni di genere. In Marocco fu Touria Chaoui a conseguire il brevetto di pilota di aerei nel 1951, all’età di appena sedici anni. Abasiya Farghaly è stata la prima donna egiziana ad ottenere, nel 1920, la patente di guida. Negli Emirati Uniti, la prima donna patentata è stata la signora Mozaa Bint Naqhan. Il Paese ha riconosciuto, infatti, il diritto di guida al sesso femminile, già dalla fondazione dell’Emirato. In Qatar, alla donna straniera è sempre stato permesso di guidare, mentre alle autoctone tale facoltà è stata concessa alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso. La prima donna ad avere la patente in Italia, all’inizio del Novecento, è stata Camilla Partengo, preside di una scuola media, molto attiva nella lotta per il riconoscimento e l’affermazione dei diritti delle donne.
Tra le più avventurose pioniere della guida, quando ancora non esisteva l’auto ma solo un prototipo, spicca Bertha Ringer Benz, tedesca, sposata con l’ingegnere Karl a cui l’industria automobilistica deve tutto in virtù di quel brevetto da lui depositato e che porta il suo nome, che lo ha reso l’inventore della prima automobile e fondatore della Benz. La prima esperienza al volante della signora Benz, che si fa risalire all’agosto del 1888, è quasi leggendaria. Si narra di un percorso di oltre cento chilometri, con i figli al seguito, verso l’abitazione della madre. 

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