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Novecento. Il Pianista sull’Oceano, interminabili gli applausi al Teatro Romano

Novecento. Il Pianista sull’Oceano, interminabili gli applausi al Teatro Romano

Si conclude la XVII Edizione del Festival Internazionale, con il grande successo dell’opera di Baricco portata in scena da Migliorini, regista ed interprete, con musiche di Dainelli.

Author: Redazione Aurora/Thursday, August 22, 2019/Categories: News, music, Teatro, Italia, Toscana

Speciale Festival Internazionale Teatro Romano Volterra XVII Edizione. Applausi a non finire, anche a scena aperta, tra i “bravo” e “bravi”, urlati dalla platea da tutto esaurito, per Simone Migliorini e David Dainelli, rispettivamente interprete–regista, e autore–esecutore, al pianoforte, delle musiche di “Novecento. Il Pianista sull’Oceano” di Alessandro Baricco. Lo spettacolo, rappresentato da 24 anni e, per la prima volta, ieri al Teatro Romano, a chiuso magnificamente la XVII Edizione del Festival Internazionale di cui Simone Migliorini è fondatore.
In platea anche il Sindaco del Comune di Volterra Giacomo Santi insieme alla moglie, la designer Manola Del Testa, e ad una rappresentanza della Giunta composta da Viola Luti, Assessore a Istruzione e Turismo, Davide Bettini, Assessore ad Ambiente e Agricoltura, è andato in scena al Teatro Romano “Novecento. Il Pianista sull’Oceano”, che ha concluso, con lunghissimi applausi anche a scena aperta, il Festival Internazionale Teatro Romano Volterra. “Una splendida conclusione con l’ottima interpretazione di Simone Migliorini e con le musiche di David Dainelli”, ha commentato il Primo cittadino di Volterra. “Veramente un calendario bellissimo, questo del 2019 – ha proseguito – e ora, con questi buoni auspici, prepariamoci per l’edizione del 2020”.

“Credo che quest’anno sia stato raggiunto l’apice della manifestazione, sia per quanto riguarda l’intensità e la qualità degli interventi, sia per quanto riguarda la partecipazione, l’interesse ottenuto, che si sta diffondendo e che sta particolarmente crescendo”, ha commentato il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra Roberto Pepi. Sul bilancio di questa edizione del Festival, su cui, in occasione della Cerimonia di consegna dei Premi Ombra della Sera si era già espresso in maniera molto positiva, ha aggiunto: “Da parte della Fondazione, essere intervenuta, quest’anno, in maniera decisa, ha trovato conforto nei fatti: nei risultati ottenuti dagli spettacoli e nella partecipazione. Con tutta sincerità esprimo soddisfazione per la manifestazione di quest’anno”.
Sulla novità che ha caratterizzato l’edizione 2019 del Festival Internazionale, cioè sul carattere di inclusività, il Presidente Pepi afferma che “questa era stata sollecitata anche dalla Fondazione perché il suo sostegno fosse anche a beneficio di tutto il territorio. Questo è, di fatto, quello che è avvenuto, che ci dà soddisfazione e che dà ancora più contenuti al Festival. Credo anche che questo fattore sia la base del successo di quest’anno: che lo abbia determinato e che lo determinerà in futuro”.

Aurelio Gatti, regista, coreografo, produttore, ideatore e fondatore di “Teatri di Pietra”, di cui il Festival fa parte, in occasione della conclusione di questa stagione, guarda oltre e mette in evidenza le prospettive che si aprono. “Il Festival – dichiara - aspira, si candida a nuove, più forti, edizioni. La manifestazione - sottolinea – è una delle poche che ha accolto tre, quattro ‘prime’, le quali, attualmente, sono in tournée in teatri belli, diversi e, forse, al pari del Teatro Romano. Quando un festival ha questi primati non solo significa che vale ma anche che ha un pregio che altri non perseguono più, che è quello di essere l’occasione, il luogo di produzione di spettacoli che poi riescono a fare le repliche in luoghi pari o, talvolta, di maggiore bellezza. In questo senso Volterra è un po’ una mosca bianca. Alcune produzioni debuttano ad un festival e lì muoiono, oppure fanno soltanto due o tre repliche. Il Festival Internazionale di Volterra si chiude, ma le produzioni che ha ospitato continueranno nella stagione invernale, in tanti teatri e circuiti. Una tesi dell’anno scorso ha fatto emergere che il 76% delle produzioni italiane ospiti nei festival più blasonati, fanno non più di tre repliche. La qualità del Festival Internazionale va ravveduta maggiormente più nella visione prospettica, nel mirare a produzioni che abbiano il carattere di poter perdurare. Perdurare significa avere una caratteristica unica: quella di avere le condizioni, lo spirito, l’atmosfera del momento della creazione, dell’unicità del luogo dove nascono che non deve mai essere tradito”.

Anche Tato Russo, Organizzatore dell’edizione di quest’anno del Festival Internazionale, dichiara che “bisogna lavorare sulle prospettive e già stiamo operando sulla prossima edizione perché tutto si realizzi per il meglio. Mi impegnerò personalmente ancora di più perché questa manifestazione lo merita”.

Andrea Mancini, da sempre attivamente vicino al Festival, conferma che questa “è stata una delle migliori edizioni con grandi spettacoli e serate molto frequentate di danza, prosa, presentazioni di libri, che non erano mai solo questo, ma assomigliavano più a spettacoli. Tutto ha rivelato una grandissima qualità, con esiti importanti, come, in particolare, ‘Novecento’ di Baricco. Quello che più mi ha colpito - conclude – sono state le persone, Volterra, che ha dimostrato un grande attaccamento a Simone Migliorini. Questa è la cosa più positiva e ripaga di tanti sforzi lui e le persone che lavorano con lui”.

“È stata una grande emozione – ha dichiarato Simone Migliorini sulla ‘prima’ di ‘Novecento’ al Teatro Romano – anche se sono l’ideatore ed il fondatore del Festival, perché salire su questo palcoscenico con un nostro spettacolo di repertorio così importante, è una grande responsabilità verso una platea così numerosa che ci dimostra, da sempre, un affetto incredibile. Siamo stati i primi, insieme a Gabriele Vacis e a Eugenio Allegri, a mettere in scena, quasi contemporaneamente, quest’opera, anche se, ad onor del vero, era stata scritta per loro. Abbiamo fatto un percorso parallelo”. Sulla grande forza dello spettacolo capace, sempre, di entusiasmare e commuovere il pubblico, Migliorini spiega che “ormai Novecento è diventato un classico contemporaneo, un testo che ha avuto una fortuna incredibile. Può essere definito un lungo poema, o, come dice l’autore, Baricco, ‘una storia da raccontare ad alta voce’. È un monologo ma è anche poema per i ritmi e per la scrittura. Lo abbiamo fatto diventare il manifesto della nostra compagnia, del sodalizio tra me e David. Siamo un attore ed un musicista, entrambi protagonisti, che integrano parola e musica, dove questa non è solo accompagnamento al testo, come spesso avviene in spettacoli simili, nel teatro. Questo, credo sia la ‘forza’, la cifra distintiva della nostra messa in scena”.
Sulle anticipazioni per la prossima edizione, il fondatore del Festival risponde: “sarà come le precedenti, magica. Anche quest’anno è stata bellissima per la partecipazione di tutta Volterra e per i moltissimi turisti, anche stranieri, venuti appositamente nella nostra città per seguire il Festival. Questa edizione è stata caratterizzata da spettacoli straordinari che il pubblico ha molto apprezzato, da cooproduzioni importanti con la Francia di cui abbiamo avuto ospite Marc Ceccaldi, Directeur régional des Affairs Culturelles de la Région Provence-Alpes-Côte D’Azur”.
I ringraziamenti di Migliorini vanno a Tato Russo, (che definisce “un sognatore come me”), organizzatore dell’edizione appena conclusa, ad Aurelio Gatti, “amico di sempre”, fondatore di Teatri di Pietra, ad Andrea Mancini, che da anni supporta il Festival, a Sabina Guillet, Direttrice tecnica e a tutti coloro che hanno collaborato con noi, che sono nel mio cuore”.


Sull’origine dello spettacolo appena andato in scena al Teatro Romano di Volterra, Migliorini, racconta: “Avevo già ‘utilizzato’ il Baricco di ‘Oceano Mare’ in alcuni spettacoli. Tra tutti voglio ricordare il più emblematico che è stato ‘Lanx Satura’, un florilegio di brani e musica che ha rappresentato il primo spettacolo in assoluto al Teatro Romano dopo 2000 anni. Erano i primi anni Novanta e il Festival ancora non esisteva. Avevo ‘utilizzato’ Baricco anche in uno spettacolo di poesia che abbiamo realizzato con le musiche di Alessandro Finazzo ed Enrico Greppi (futuri Banda Bardot). Mi piaceva quel suo linguaggio fra teatro e poesia. Quando il romanzo è uscito in libreria pubblicato da Feltrinelli, nell’ottobre del 1994, mi sono detto: ‘ecco, finalmente Baricco ha capito che deve scrivere per il teatro!” Appena finito di leggere, mi sono precipitato a casa di David Dainelli per portarglielo. Eravamo molto giovani e lui, curiosamente, era appena tornato da un’esperienza di un anno come pianista su una nave da crociera… Sapevo che gli sarebbe piaciuto e che non sarebbe stato un testo solo per attore, dove la musica avrebbe avuto un ruolo di accompagnamento e di ‘servizio’, ma un testo dove la musica sarebbe stata protagonista, tanto quanto le parole. David, infatti, si è entusiasmato e in pochi giorni ha radunato un quartetto jazz con il quale, ‘di getto’, abbiamo rappresentato, da incoscienti, il testo di ‘Novecento’”. “Ho scritto un testo che sta a metà tra la lettura ad alta voce e la rappresentazione scenica” spiega lo stesso Baricco. “Siamo quasi alla cinquecentesima rappresentazione – conclude Migliorini - sono cinquecento volte che, David ed io, salpiamo con il Virginian e, proprio come Novecento, non siamo mai scesi. E tutte le volte che riprendiamo lo spettacolo ce ne innamoriamo e ci emozioniamo come fosse la prima volta”.


Nella foto: Simone Migliorini, regista, interprete di "Novecento. Il Pianista sull'Oceano" al Teatro Romano di Volterra

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