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Americans in Florence a Palazzo Rosselli del Turco

Americans in Florence a Palazzo Rosselli del Turco

Nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario del Consolato Generale USA, la mostra curata da Vito Abba porta a Firenze le opere di alcuni dei protagonisti della scena artistica contemporanea.

Autore: Rita Sanvincenti/lunedì 8 aprile 2019/Categorie: Attualità, Arte, Italia, Toscana

È Palazzo Rosselli del Turco, dove, nel periodo in cui Firenze fu capitale del Regno d’Italia (1865 – 1871), era situata la sede dell’Ambasciata USA, ad ospitare oggi la mostra “Americans in Florence”, organizzata dallo Studio Abba e curata da Vito Abba, dedicata ad artisti americani contemporanei. L’esposizione, che è inserita nel programma delle celebrazioni del bicentenario del Consolato Generale USA a Firenze, potrà essere visitata fino al 17 aprile. All’inaugurazione sono intervenuti, oltre al Console Generale degli Stati Uniti Benjamin V. Wohlauer, la Vicesindaca di Firenze Cristina Giachi, il Presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, i co-presidenti dell’Associazione Toscana Usa - Andrea L. Davis e Maurizio Mancianti - partner dell’iniziativa.
La mostra, sottolinea il Console Generale, “è in onore di un aspetto molto speciale che è quello della nostra storia artistica comune”. Wohlauer ricorda che palazzo Rosselli del Turco è stato il primo dei circa dieci palazzi fiorentini che, negli anni, ospitarono la sede diplomatica statunitense, seconda in Italia dopo quella di Napoli. “Stiamo celebrando il bicentanario e progetteremo il nostro futuro condiviso con i nostri partners, da Ferrara fino a Grosseto e alla Repubblica di San Marino, in tutte le città che fanno parte del nostro distretto consolare. Realizzeremo una serie di eventi che porteranno alla luce diversi aspetti della nostra esperienza comune. Uno dei temi più importanti da approfondire è il valore del legame personale dei singoli individui con la storia ufficiale, perché non sarebbe potuta esistere una relazione diplomatica così lunga senza milioni di storie personali. L’evento di questa sera, nello Studio Abba, è molto importante perché tantissime di queste storie personali hanno origine nel mondo artistico. L’arte, da sempre, è un filo conduttore che unisce il passato, il presente ed il futuro americano ed italiano, in particolare toscano. Fino dall’inizio, duecento anni fa, gli artisti americani venivano a Firenze per studiare all’Accademia, per andare agli Uffizi, per portare questo amore per l’arte italiana negli Stati Uniti, per creare i nostri musei e le nostre Facoltà di arte. Per questo motivo il Governo statunitense decise di aprire una sede diplomatica, per agevolare la strada degli artisti americani fornendo loro consigli, raccomandazioni, permessi per rendere più facile la loro vita lavorativa nella capitale del Granducato, poi capitale del Regno d’Italia ed infine capoluogo della Toscana”.
“Un’amicizia che nasce sotto il segno dell’arte”, la definisce la vicesindaca Cristina Giachi, “e se Stengel lo ricorda qui, stabilmente, vederla circondata di tanti artisti emergenti e famosi contemporanei, che hanno accolto l’invito ad esporre in un contesto ed in un’occasione così particolari, è senz’altro in linea con la nostra identità culturale dove tutti i fiorentini si riconoscono volentieri in questo momento di cittadinanza condivisa con i cittadini americani che trascorrono qui tanto tempo. Questa presenza, che oggi si manifesta attraverso tanti studenti americani che si trovano a Firenze, non è mai stata una presenza di visitatori occasionali e questo spiega anche un Consolato di così lunga storia. È sempre stata un’esperienza di cittadinanza temporanea, di abitazione del territorio e questo fa la differenza tra accogliere una comunità straniera e avere un’identità cosmopolita, internazionale, che integra questa presenza. Se Firenze è una città vibrante, piena di energia e culturalmente curiosa, è grazie al suo passato, alla sua grande storia, ma anche a tante presenze che sono qui alla ricerca di un’ispirazione perché l’energia degli artisti caratterizza sempre i luoghi. Siamo lieti e grati a tutte queste presenze che, nel tempo, hanno fatto della nostra città quella che è stata e che è oggi”.
“Quando diventa capitale d’Italia – ricorda Eugenio Giani - Firenze ha 118.000 abitanti. Giorgio Spini, nella sua storia di Firenze, dice che vi erano residenti di cultura anglosassone, americani o inglesi, che allora erano già più di 5000. Il rapporto che viviamo con gli Stati Uniti non è certo legato ad un rapporto turistico: è un rapporto profondo fatto di ispirazioni, di sensibilità, di una cultura che nella città di Firenze, nella Toscana, si unisce agli Stati Uniti d’America. Quest’anno ricorrono i duecento anni non di un Consolato, ma di un’Ambasciata, che rimarrà tale per una cinquantina d’anni, prima nel Granducato di Toscana poi con Firenze capitale”. Tra le iniziative e le città coinvolte nel programma delle celebrazioni, Giani ricorda quelle in programma a Livorno, che prima di Firenze aveva avuto il prestigio della legazione. “Se oggi vi sono molte università americane in Toscana – ha aggiunto – è perché vi è questo tessuto sedimentato rilevante”. Ha poi ricordato Meucci, che nacque il 13 aprile 1808 in via dei Serragli, dove una lapide, poco distante da Palazzo Rosselli del Turco, testimonia il luogo dove nacque l’inventore del telefono.
La lunga storia dell’edificio medievale ristrutturato nel Cinquecento, con i soffitti parzialmente affrescati nel Settecento, ricorda la presenza, con i loro ateliers, di artisti statunitensi come i pittori William Page e Walter Gould e gli scultori Alexander Galt, Henry Kirk Brown e Thomas Ridgeway Gould.
Le opere situate presso lo spazio espositivo della Collezione Stengel, sono di otto artisti, tra i protagonisti della scena internazionale. David Harry, spiega il curatore Vito Abba, è “versatile e poliedrico, totalmente coinvolto nella passione per la propria arte. La sua pittura astratta è stata definita Anti-Action Painting: lente e calde colature di colore che si stratificano e si soprammettono a formare profondità, velature e nuance. William Braemer, pittore e scultore, famoso per le sue sculture di monete, celebrate anche dal Wall Street Journal, vive e lavora a Miami. I brillanti colori tropicali dei suoi dipinti rivelano le origini cubane, la passione per la vita e l’astrazione della Natura, vissuta e partecipata in maniera profondamente emotiva“.
Un’installazione “suggestiva e scenografica di Sandra Muss – prosegue Abba - è collocata in una delle sale. Cinque porte lignee, dilavate dalla storia, sabbiate dal vento, con linee di luce LED dietro a tronchi corrosi ed imbiancati dalla salsedine. Il trascorrere del tempo e la mutazione di ogni cosa sono evidenti nelle lastre di metallo arrugginito e negli oggetti restituiti dal mare o trovati da Sandra Muss nei suoi viaggi in luoghi lontani”.
Caratteristici delle opere di Stefano Sanna – spiega il curatore - “sono i legni corrosi rinvenuti sulle spiagge e i metalli arrugginiti, raschiati e stratificati con un procedimento simile a quello della natura, che deposita sedimenti, cancella e ricrea. Sanna è rappresentato negli Stati Uniti da Art Fusion Galleries, galleria di Miami che collabora da diversi anni con lo Studio Abba”.
“È nato invece in Ungheria il ‘padrone di casa’ Karl Stengel, protagonista permanente della Collezione Stengel ospitata a Palazzo Rosselli del Turco. Grazie a Karl Stengel – afferma Vito Abba - il palazzo mantiene lo stretto rapporto con l‘arte e gli artisti che risale all’Ottocento.Torniamo negli Stati Uniti con John Nieman, pubblicitario, direttore musicale e chef, che da alcuni anni si dedica alle arti visive, prediligendo una pittura realistica e fortemente chiaroscurata, dagli accenti compresi tra l’Iperrealismo, la grafica pubblicitaria e la Pop Art. Tiril, pittrice americana di origine inglese, ha portato a Firenze le sue opere dai forti colori primari che si stemperano in una tavolozza variegata, cromaticamente decise, sempre riferite ad una Natura dello Spirito, fortemente carica di pathos. Suzanne Scott, del New Jersey, ha vissuto a Manhattan negli ultimi venti anni. Suzanne ha studiato anatomia umana e ha lavorato come illustratrice medica per Acumed, Inc. I suoi dipinti – conclude Abba - si concentrano sulla presentazione di una nuova forma di ritrattistica contemporanea, basata sull’unità e unicità dell'impronta digitale umana. Chuck Close è stato il suo mentore negli ultimi 20 anni”.
L’esposizione a Palazzo Rosselli del Turco, a Firenze, in Via dei Serragli, 17 è a ingresso libero su appuntamento con orario: 10-13 e 15-18 dal lunedì al venerdì.



Nella foto (da sx) Maurizio Mancianti co-presidente Associazione Toscana USA, Vito Abba curatore della mostra, Benjamin V. Wohlaurer Console Generale USA, Eugenio Giani Presidente Consiglio regionale Toscana. 


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